venerdì 13 novembre 2015

La meteora impazzita

                                        LA METEORA IMPAZZITA
    
Quel giorno Dario era rimasto sorpreso della telefonata ricevuta, non avrebbe mai
immaginato che Lei avrebbe risposto al messaggio vocale che aveva lasciato al telefono, rispondendo ad un annuncio che aveva letto su una rivista femminile, l’annuncio diceva: “ cerco un uomo, che abbia dai 35 ai 40 anni, di bella presenza, benestante, che risiede nella mia città, per una relazione stabile”, seguiva il numero di telefono alla quale era collegata la casella vocale.
 Bisogna premettere che Dario usciva da una relazione sentimentale alquanto singolare: la sua donna lo aveva lasciato per inseguire una chimera, Lui così le aveva detto, Lei aveva conosciuto uno straniero che per il suo lavoro girava il mondo e se ne era innamorata perdutamente, attratta da quel tanto di misterioso che circonda gli stranieri e poi era anche un bell'uomo, alto, forte come un toro e sempre abbronzato e, si sa le donne, anche per un istinto animalesco, sono attratte da questo tipo di maschio, non che Lui lo era di meno, infatti prima lo aveva scelto. Nei primi mesi ne aveva sofferto, si era disperato, aveva anche pianto per quell'abbandono, non gli succedeva da quando gli era venuto a mancare il padre, cinque anni prima. Ma poi, se ne era fatta una ragione, era tanto l’amore che aveva provato per quella donna, che il pensiero che Lei ora fosse felice con un altro, lo aveva rassegnato e pensava a Lei con dolcezza, pensando ai momenti felici passati assieme.
 Erano passati sei mesi da quell'abbandono, Dario ormai era uscito dal giro delle amicizie giovanili, nel frattempo aveva cambiato anche città per motivi di lavoro e, nella nuova città era andato ad abitare con la sua donna, quindi senza di Lei non sapeva dove passare il tempo libero, una sera andava in discoteca, ma lì si sentiva un pesce fuori dall’acqua, dopo mezzora che stava lì se ne andava via, sembrava di essere al mercato, tutti erano lì per cercare nuove compagnie e nuove avventure, oppure andava al cinema, ma li da solo, quando si accendevano le luci in sala per gli intervalli, cercava di sprofondare nella poltroncina, perché si sentiva a disagio, vedendo tutte coppie che parlottavano tra di loro, il desiderio di stringere una donna tra le braccia lo aveva portato anche ad abbordare una di quelle ragazze che per pochi soldi ti danno l’illusione di possedere una donna, ma che squallore ragazzi, l’amore non si può comprare, una di quelle una volta gli aveva detto che, andare con una prostituta, era più comodo per un uomo, pagava e poi non aveva altri obblighi verso la donna, non era come un’amante che vuole essere portata nei locali più costosi o una moglie che non si accontenta mai del misero stipendio che uno porta a casa.
 Un giorno che era dal dentista per curarsi un dente, nell'attesa, si era messo a sfogliare quella rivista e aveva trovato il famoso annuncio, aveva preso in mano il cellulare ed aveva risposto così: Ciao, mi chiamo Dario, ho tutti i requisiti da te richiesti nell'annuncio, se mi chiami vedrai che non te ne pentirai,e di seguito aveva pronunciato lentamente il numero del suo cellulare.
 E adesso era lì, il telefonino era squillato che era in auto, si era fermato in una piazzola, ciao io mi chiamo Doriana e tu? la voce di Lei gli era arrivata così dolce che il cuore aveva cominciato a pulsargli nel petto come se avesse fatto i cento metri in nove secondi netti, io mi chiamo Dario, aveva risposto, avevano parlato per più di mezzora, si erano raccontati tantissime cose e, alla fine Lui le aveva chiesto se potevano incontrarsi, Lei in principio aveva cercato di allontanare l’incontro, ma alla fine, visto che Lui insisteva, aveva accettato e si erano dati appuntamento per la sera dopo, alle 18,30, in un parcheggio di auto, si erano scambiati la marca delle rispettive automobili ed il colore e si erano salutati.
 Quella notte Dario non aveva dormito, pensava alla telefonata, come era Lei, e se non le fosse piaciuta? E se fosse stata un’avventuriera, se invece cercava solo di accalappiarsi un uomo per spremerlo finanziariamente come un limone, Lei gli aveva raccontato della sua vita passata, era stata sposata, si era separata perché il marito era violento, i suoi due figli erano stati affidati a Lei, e ora viveva con loro in un appartamentino non lontano dalla sua casa. Già i figli, Lui per fortuna non ne aveva avuti dalla relazione avuta e che si era conclusa cosi tristemente.
 Era arrivato in anticipo sull'ora stabilita, aveva cercato un posto ben visibile a quelli che entravano, ed era rimasto al volante in attesa, con un occhio allo specchietto e l’altro sul parabrezza, cosi per almeno venti minuti, pensava, anzi ne era certo, quelle cose non possono accadere, era stato uno scherzo e per questo non sarebbe stato deluso se non fosse venuta , invece, proprio con l’occhio che guardava lo specchietto retrovisore, vede arrivare un’automobile di piccola cilindrata, intravede una testa di donna con i capelli scuri tagliati a caschetto, vede che guarda la sua auto, apre lo sportello, ma Lui era stato più svelto di Lei ad aprire la portiera e gli era andato incontro proprio mentre Lei scendeva dall'auto, ciao, io sono Dario, ciao io sono Doriana, e si erano stretti la mano, a quel contatto Dario per poco non sviene, ma si era ripreso subito, Lei era bellissima, aveva un vestitino a fiori che le copriva le ginocchia, non sapeva cosa dire e come se non fosse Lui a pronunciare quelle parole disse: mi piaci, Lei senza imbarazzo alcuno rispose: anche tu non sei male e, guardandosi intorno dice: andiamo in un locale a bere qualcosa che parliamo un po’, lì vicino non c’erano bar e Lui le dice di lasciare la sua auto lì che l’avrebbe accompagnata con la propria, ma Lei aveva preferito andare con la sua, con Dario che la seguiva attento a non perderla di vista, si era fermata in un bar, si erano accomodati in una saletta e seduti ad un tavolino avevano ordinato un aperitivo, si a Dario piaceva davvero quella donna, aveva un modo di fare molto sicura di se, gli occhi penetravano i suoi come due lampi di luce che lo folgoravano, gli parlò ancora di Lei, lavorava come impiegata al comune della loro città, abitavano vicini ma non si erano mai incontrati, possibile che ci volesse un giornale perché questo accadesse? Lui le raccontò della sua passata esperienza sentimentale, le disse il lavoro che faceva, Lei aveva voluto sapere se abitava in una casa sua e Dario aveva risposto affermativamente. Era passata già almeno un’ora e Lui le chiese se voleva cenare assieme, Doriana aveva risposto che non poteva perché I figli l’aspettavano per la cena, quindi erano usciti dal bar, dandosi appuntamento per la sera dopo che era un sabato, per andare al cinema, quando Dario l’accompagnò alla sua macchina, inaspettatamente le chiese: posso darti un bacio? E senza che Lei avesse il tempo di dire di no, già glielo aveva dato in una guancia, cosa che anche Lei ricambiò.
 La sera del sabato, la va a prendere, ma non sotto casa, così gli aveva detto, non voleva farsi vedere dai vicini e questo aveva un po’ insospettito Dario, credendo ci fosse qualcosa di strano sotto, così l’aveva aspettata due isolati più avanti, davanti un distributore di benzina, erano andati a vedere un film e Lei stranamente voleva pagarsi il costo del biglietto, cosa che Dario non permise di fare. All'uscita dal cinema, in auto parlarono del più e del meno, toccando anche il lato affettivo/sessuale, Doriana dice che lei del sesso poteva farne a meno e che dalla separazione dal marito non aveva avuto altri uomini, che tutti ci provavano, anche in ufficio, che gli uomini erano tutti dei porci anche perché chi voleva andare con Lei erano anche uomini sposati, ma nello stesso tempo diceva che era una donna passionale, che quando iniziava una storia diventava insaziabile, Dario con la scusa di cambiare marcia, le aveva sfiorato una gamba, ma Lei si era ritirata e gli aveva detto apertamente che non ci sarebbe stata ad andare a letto con Lui, almeno per i primi tempi.
 Quella sera si erano lasciati, sfiorandosi appena con un bacio, erano rimasti che si sarebbero visti il pomeriggio della domenica, appena dopo pranzo per fare una gita in auto in una città vicina , però Lei aveva detto che gli avrebbe telefonato prima.
 La domenica pomeriggio Dario aspettò a lungo la sua telefonata che non arrivava, allora prese coraggio e la chiamò Lui ma il cellulare era spento, aveva anche il telefono di casa, ma a quello non rispondeva, ma come, una storia così bella che sembrava una favola, era finita così miseramente, aveva trovato una donna che aveva fatto vibrare il suo cuore, sperare, anzi innamorare, si, perché Dario se ne era innamorato perdutamente.
 Nei giorni successivi, Dario non aveva altri pensieri che per Lei, al telefonino non rispondeva, allora provò con i messaggi, quelli prima o poi avrebbe dovuto leggerli, uno di questi messaggi diceva: (Ti ho incontrato nel mio universo e, come una meteora, sfiorandomi, hai lasciato in me tracce indelebili), così almeno per dieci giorni, Lei leggeva i messaggi, ma non rispondeva, voleva tenerlo sulle spine, cuocerlo a fuoco lento. Poi l’ultimo messaggio diceva: (La mia disperazione d’amore ha toccato il fondo, le ferite lasciatomi dallo sfiorarti, stanno bruciando la mia esistenza, questo è l’ultimo messaggio che mando nell'etere alla ricerca della mia meteora che vaga nell'universo.
E questa volta il telefono squillò, era sera tardi, era tornato da una gita a Trento, da dove aveva spedito l’ultimo messaggio, pianse dalla gioia, Lei gli spiegò che non si sentiva sicura di portare avanti quella storia, che aveva paura di abbandonare i figli, anche se erano grandi ormai, ma non in grado di cavarsela da soli, andavano ancora a scuola uno e, all'università l’altro, il padre li teneva solo la domenica e dopo si disinteressava di loro, Lui la convinse ad incontrarsi ancora una volta e si misero d’accordo di vedersi a metà settimana.
 La sera dell’appuntamento, erano andati a cena in un ristorante fuori città, niente di speciale, infatti Lei glielo aveva fatto notare, però la serata era passata liscia. Al ritorno, prima di accompagnarla a casa Lui le dice se vuol passare a vedere la casa dove abitava, visto che in tante occasioni Lei glielo aveva chiesto, Lei dice si, però non entriamo e così fanno, Lui apre il cancello, le fa vedere la casa di fuori e poi se ne vanno: Per strada Lei gli chiede se ha voglia di darle un bacio e si fermano in una strada non frequentata a parlare, dopo un po’ è Lei che prende l’iniziativa, diceva che per cominciare una storia dovevano prima almeno provare a vedere se c’era attrazione fra di loro, quel bacio durò almeno un quarto d’ora, si l’attrazione c’era , eccome se c’era, lui ne era rimasto sconvolto ed eccitato che la sera a casa non riusciva a prendere sonno, però si erano lasciati con la promessa che la domenica dopo si sarebbero rivisti.
 Infatti la domenica pomeriggio presto, la va a prendere al solito posto e Lei gli chiese di portarla a visitare una città vicina, cosa che fecero, la città era ad una cinquantina di chilometri e al ritorno le chiese se andava a casa sua a cena che le aveva preparato qualcosa di buono, infatti Dario era un bravo cuoco, anche pensando che dopo il lungo bacio, era arrivato il momento per conoscersi più intimamente, ma questo Lei lo negava ancora, sempre dicendo che gli uomini pensano solo a quello, però accettò l’invito e arrivarono a casa, appena entrata Lei visitò l’appartamento e giunti  in cucina Lui l’attirò a se per darle un bacio, a questo punto Lei cambiò atteggiamento e abbracciandolo lo spinse contro il mobile che quasi barcollò, le mani di entrambi si cercavano esplorando anche i punti più intimi, era stata Lei a cominciare a sbottonare la camicia a Lui, in un attimo restarono con solo gli slip addosso, Lui la prese in braccio e la porto in camera da letto, e così constatò che aveva detto il vero, quando diceva che poteva essere anche passionale.
 Dopo di allora cominciarono a frequentarsi due volte alla settimana, Lui la andava a prendere, ma appena saliva in macchina, la prima cosa che diceva era: dove andiamo adesso? Andiamo a visitare un’altra città? E Lui a volte anche a malincuore, l’accontentava, a volte per un nonnulla gli faceva delle scenate, bastava un niente, una volta erano andati al bar di un suo amico che sei era separato dalla moglie, lui le aveva detto che la moglie era carina e Lei si era infuriata dicendo: ecco adesso la puoi andare a trovare tu,e giù una litigata che finiva quando arrivavano a casa di Lui, a quel punto Lei cambiava atteggiamento e voleva fare l’amore, altro che passionale, era scatenata nel sesso.
 Un’altra volta a bruciapelo gli aveva detto: ma tu te la sentiresti di darmi un tanto al mese, così che io possa lasciare il lavoro e, al diniego di Dario era andata su tutte le furie, infatti Lui le aveva detto che era disposto anche ad aiutarla, ma pagarla un tanto al mese come una governante , non se la sentiva. Una sera lo aveva chiamato dicendogli che era rimasta a piedi con l’auto: e tu dove eri? Gli aveva detto, ma come se non mi chiami, come faccio a sapere che hai bisogno di me, ti venivo a prendere se lo sapevo in tempo.
 Una volta l’aveva portata in vacanza all'estero, una settimana, all'arrivo in albergo scoprono che hanno una camera con i letti separati, era andata su tutte le furie una litigata pazzesca: Mi avevi promesso che chiedevi una matrimoniale e ci hanno dato i letti separati e poi adesso non hai insistito per averla, Dario le diceva che l’indomani lo avrebbe chiesto ma Lei niente, appena entrati in camera invece cambiava espressione, lo abbracciava, lo baciava e Lui restava esterrefatto di quei cambiamenti, finivano a far l’amore e, a quel punto Lei era soddisfatta. Alla fine della vacanza  in un momento di dolcezza, perché sapeva anche essere dolce, gli aveva fatto notare che avevano fatto l’amore tutti i giorni, cosa che non le era capitata mai.
  Tornati a casa era ricominciata la solita vita, appena si vedevano e saliva in macchina, la solita domanda: dove andiamo? Lui non sapeva più in quale città portarla, tutte le città nel raggio di cento chilometri dalla loro ormai le avevano visitate tutte e Dario cominciava a essere stufo delle sue sfuriate, tutte cose da niente, come quella volta che l’aveva portata a cena con un gruppo di suoi colleghi e colleghe, una collega l’aveva chiamato vicino per dirgli qualcosa e Lei davanti a tutti gli aveva fatto una scenata di gelosia, immaginando chissà cosa gli aveva sussurrato la collega all'orecchio, sembrava una meteora impazzita ma che appena le passava, lo travolgeva con la sua passionalità irrefrenabile.
 Quella era stata la volta che Dario aveva capito che non era la donna che faceva per Lui, finché le scenate erano in privato, l’amore poteva cancellare tutto, ma averlo umiliato davanti a tutti i suoi colleghi no, non poteva accettarlo.
 E fu allora che consumò tutte le lettere disponibili sul suo telefonino scrivendo il seguente messaggio: Ciao Meteora, l’avermi sfiorato ha provocato scottature sul mio corpo ma, l’impatto che ne è seguito ha distrutto il mio cuore che sanguinerà a vita, il ricordo dei momenti intimi passati assieme colmeranno il rimorso di averti lasciata, ti ricorderò con dolcezza, Dario.
 uella sera si erano lasciatiQv 

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L'amore di una madre

L'amore di una madre
No, nessuno può fermare una madre che sta correndo in aiuto del suo cucciolo, io quella notte non ci sono riuscito, Lei correva, non mi aveva neanche dato il tempo di parcheggiare l'auto, Lei già correva, in lontananza si vedeva solo una scritta rossa:
PRONTO SOCCORSO, si vedeva in lontananza perché l'ospedale era in cima ad una collinetta con intorno prati, la portineria era ai piedi della collinetta, era un ospedale nuovo distante una ventina di chilometri dalla nostra città, quindi non lo conoscevamo ancora, in fondo si vedeva solo la scritta e Lei andava dritta lì, inutilmente io la chiamavo per dirle che c'era una stradina che portava li, era tortuosa e Lei voleva fare presto, e io dietro, l'erba era umida in quella notte autunnale e Lei correva, c'erano anche dei fossati per lo scolo dell'acqua e superava anche quelli, e io dietro, non si fermò se non davanti alla figlia, seduta in una sala d'attesa del Pronto Soccorso, per fortuna uscita incolume dall'incidente.
  Era successo che verso mezzanotte riceviamo una telefonata: mamma siamo in ospedale, abbiamo avuto un incidente, la ragazza con 2 suoi amici tornavano da una serata di lavoro in una pizzeria dove andavano per arrotondare la paghetta settimanale, studenti di 17/18 anni, immaginatevi la preoccupazione che ci attanagliava, 20 chilometri tutti di un fiato ed ora eravamo lì, con le scarpe sporche di fango a piangere di gioia. I suoi due amici si erano fatti male però, uno aveva un occhio con una ferita profonda che sono riusciti a suturarla a stento, Lei era seduta nei sedili posteriori e quindi ne era uscita illesa.
Vedete, l'amore di madre è una cosa istintiva, la madre sente il proprio figlio come un pezzo di se stessa, lo ha sentito crescere in se per 9 mesi, è carne della sua carne, è disposta a tutto per difendere la sua creatura e a nessuno è permesso di toccargliela



Strane idee

STRANE IDEE
 Sono bastati pochi giorni di inattività e, pensate Lui cosa mi combina, come chi, ma Lui no, il mio cervello, lo avevo lasciato libero di pensare, ma si, qualche giorno di ferie, pensavo, non gli faranno male, e invece "Lui" sapete cosa fa? si mette a guardare una ragazzina, certo non gli do torto, era talmente bella, nello splendore dei suoi quarant'anni, ben fatta, con degli occhioni chiari che sembrava dovesse sgorgare da un momento all'altro, una fonte di acqua pura, si ci ha sorriso, dopo tutto la nostra carrozzeria non è male, si è un modello vecchio anni sessanta ma ancora funzionante, certo la velocità non è quella di una volta, ma le ragazze credo che questo lo apprezzano, sanno che ad una certa età non si è veloci come da ragazzini, e loro godono di più a farsi trasportare con lentezza, così sono sicure di arrivare alla loro meta.
 Però l'ho messo in guardia, gli ho detto, stai attento, non tutti gli organi del motore, funzionano perfettamente, Lui fa presto a dire, siamo ancora piacenti, vedi ci ha sorriso, ha accettato di bere un caffè con noi, poi ha promesso che una domenica andremo a fare un giretto in una città d'arte, perchè abbiamo scoperto che ci piacciono le stesse cose, ma "Lui" le cellule le ricambia spesso, le sue si rinnovano, restano sempre giovani, tutte le altre invece invecchiano e certi muscoli non hanno più il tono di una volta, gli ho detto: guarda che corriamo il rischio di fare brutta figura.
 Per adesso ho preso tempo, vedrò se sarà il caso di approfondire la conoscenza di questa splendida creatura, magari anch'io mi metterò a corteggiarla e, se son rose, fioriranno.
La città d'arte
Quel sabato mattina, l'appuntamento era alla stazione ferroviaria, si, Lei aveva telefonato, quasi svengo nel vedere apparire il suo nome sul mio cellulare, ma "Lui" mi aveva sorretto, ma si avete capito, Lui è il mio povero cervello impazzito, dai rispondi mi dice che è la volta buona, pronto, a ciao sei tu, credevo non ti ricordavi più di me, si certo la città d'arte, avevamo parlato di Firenze, ma certo che la vedo volentieri, va bene per sabato? Però in auto,certo è meglio il treno, arriviamo nel centro di Firenze e non abbiamo il problema del parcheggio, però partiamo presto, ci vediamo in stazione alle 7, ok, ciao, ciao.
 Fatto, sei contento adesso? ora prendiamo due biglietti per Firenze S.M.Novella, Lei non è ancora arrivata, guarda quel taxi, Lei scende vedo due gambe fasciate in un paio di pantaloni neri attillati che mostrano le sue perfette forme di giovane quarantenne, però non farti troppe illusioni, dico a "Lui", il mio cervello, che adesso sembrava davvero impazzito.
 Poche ore di viaggio, ed eravamo in stazione a Firenze, durante il viaggio avevamo consultato la guida della città, così da fare un itinerario per vedere i principali musei od opere d'arte da vedere. Gli Uffizi, l'Accademia per vedere il David di Michelangelo, Palazzo Pitti, il Ponte Vecchio, le Cappelle Medicee ecc.
 Iniziamo dagli Uffizi, i nostri occhi erano sbarrati dallo stupore, vedere tutte quelle opere che i nostri artisti ci hanno regalato e, per la lungimiranza dei Medici, sono arrivati fino a noi, è davvero una cosa straordinaria, il tempo passava e non ci eravamo accorti che era già sera, avevamo mangiato solo un panino all'arrivo in stazione, ora avevamo fame, che facciamo? le dico, ci incamminiamo verso la stazione, proprio in piazza S. M. Novella troviamo un ristorantino, mangiamo una fiorentina al sangue, un bel bicchiere di chianti e...   parliamo di quello che avevamo visto,  si ma le altre cose, il David, Palazzo Pitti, che facciamo, non li vediamo? Mi dice Lei, ma tu domani hai impegni?, io, anzi "Lui", che è stato più svelto di me, ma no è domenica, ma che facciamo, ci fermiamo, Lei dice, non eravamo preparati, non ho portato niente. Usciamo e, in una strada laterale alla stazione vediamo un'insegna, Hotel Delle Nazioni, che facciamo , vediamo se troviamo due singole? entriamo, Lei mi dice, dai siamo grandi e vaccinati che figura facciamo, chiediamo un camera per due, vedrai che ci sistemiamo, è solo per una notte.
 Entriamo in camera, ormai era già tardi, ci prepariamo per andare a letto, Lei dice, uscendo dal bagno, spegni la luce? sai non ho neanche il pigiama, io nel frattempo mi ero spogliato ed ero sotto le coperte, spengo e Lei esce dal bagno, dalla poca luce che entra dalla finestra intravedo una figurina con solo una canottiera e le mutandine che entra nel letto, ci diamo la buonanotte, si ma chi dorme adesso "Lui" il mio cervello è lì quasi arroventato che fuma e io che lo tengo calmo, sento una voce che sembra arrivare dall'aldilà, dormi? io dormire? ma siamo matti, dice "Lui", no stavo pensando a domani, dico io, e Lei: posso venire lì, parliamo dell'itinerario di domani, a quel punto il mio muscolo principale, no non quello, parlo di quello custodito nelle cassa toracica, quasi scoppia, tanto si è messo a battere velocemente, vieni dico con un filo di voce, la vedo nella penombra che si avvicina, alza un lembo della mia coperta e si infila nel letto, non avendo il pigiama non posso non sentire il calore delle sue gambe che sfiorano le mie, questa volta sono stato io a trasmettere elettrizzanti impulsi al mio cervello che, a quel punto, comincia già a preparare tutte le coordinate giuste da dare a "tutti" i muscoli. Lei non era venuta nel mio letto per parlare dell'itinerario di domani, ma dell'itinerario di quella notte. Devo dire che le coordinate erano perfette, i muscoli hanno funzionato tutti alla perfezione tanto da lasciare in estasi entrambi.
Al risveglio, quella mattina, Lei mi dice: amici lo stesso? capisco che non vuole complicazioni sentimentali, amici dico io, e Lei: però qualche gita la facciamo ancora? certo dico io, e già contavo tutte le città d'arte che restavano da visitare, e si, sono fortunato di vivere in Italia, quelle non mancano. 
AMICI
Amici !!!, amici un corno, ma come si può restare amici con uno schianto di donna così, penso a quelle coppie che si separano, hanno condiviso lo stesso letto, hanno fatto all'amore, i loro sudori si sono mescolati nell'estasi amoroso, hanno magari avuto dei figli e con loro hanno condiviso i giochi, ma come si fa a dire "amici", io me la sogno tutte le notti e al mattino quando mi sveglio mi sembra di averla ancora lì, accovacciata vicino, che dorme, nel letto ad una piazza e mezzo, come è stato a Firenze. "Lui" il mio cervello fa presto a dire: dai è stato bello, avete fatto del sesso, tutto qui, ma tu sei il cervello, tu pensi le cose, mi dai le coordinate giuste, ma dopo sono io che devo metterci il cuore e il cuore si innamora, lo sai tu? Mi dici: ma non la conosci neanche, non sappiamo niente di Lei, certamente ha già un'altra storia, magari è sposata, che ne so magari con un uomo ricco di una certa età, che non la soddisfa in tutto. Io penso: certo, forse è per questo che ha scelto me, anch'io sono di una certa età, certamente a Lei piacciono gli uomini maturi, sai, come ti dicevo noi non abbiamo fretta e loro godono di più se trasportate con lentezza alla loro meta e quella notte Lei è senz'altro arrivata alla sua meta. E se invece è una donna che è stata abbandonata, magari con dei figli piccoli, ed è per questo che non si vuol legare con altri uomini, sai, ai bimbi è difficile dire: Bambini, questo è il nuovo uomo con cui vado a letto, lo so, loro, le donne madri, si vergognano sempre di far vedere ai figli, che anche loro sono sessualmente attive.
In quel momento, suona il mio cellulare, è solo un messaggio, apro, il numero è il suo, è Lei, sudo già, leggo: Ciao caro, quando partiamo per un'altra città d'arte? 
Rispondo al volo: Scegli tu quale.
Nuovo squillo, apro, leggo: Roma, sai non l'ho mai visitata, mi piacerebbe tanto.
Rispondo: E Roma sia
L'AMICA SVIZZERA
Ehi !, testa calda, si può sapere a cosa stai pensando?(scusate, sto dialogando con "Lui" il mio cervello) scommetto che stai pensando ancora all'invito della nostra amica svizzera, ma come quale, quella che ieri ci ha mandato una mail dicendo: dai tagliamo la testa al toro, veniamoci incontro, anzi no suona male, diciamo, no così non va, non riesco a dirlo ma, ma si dai vieni in Svizzera, sai c'è la cioccolata il paesaggio è bello, ci sono le montagne di Heidi, vedrai ti farò vedere tante belle cose.
 Certo non è che hai tutti i torti, dopo tutto è una gran bella figliola, tu chissà cosa hai pensato, ma io la ritengo una cara amica, veramente non ho capito bene le sue parole, forse ha letto dei miei viaggi in dolce compagnia ed è diventata gelosa, forse nutre qualcosa di più che un'amicizia per noi, si ho detto noi, perché tu fai parte di me, sei la mia cosa pensante, senza di te non avrei fatto tante cose belle nella mia vita, devo dire che quasi tutte le direttive che mi hai fatto prendere erano giuste, si qualcuna era sbagliata, ma cose da niente dopo tutto.
 Mamma mia, sai che mi hai messo un tarlo, e come faccio adesso, Le dico di si, e se poi scopro che mi sta prendendo in giro, sai dopo tutto non siamo dei giovincelli che si buttano subito su ogni preda, si ho capito tu sei giovane, hai la testa arroventata dai tuoi pensieri spinti, ma io per seguirti cosa devo fare, devo rivolgermi alle pastigliette blu, no questo, per il momento,  non lo voglio fare, intanto c'è la facciamo ancora, o hai dimenticato la notte a Firenze. A proposito di Firenze, lo sai che dobbiamo organizzare il viaggio a Roma con Lei, la nostra "amica", tu vai troppo avanti, io sono fermo ancora a Lei, sai non dimentico facilmente quelle gambe calde che si intrufolano nel mio letto, che si attorcigliano al mio corpo, quei suoi capelli sciolti a coprirmi il viso mentre Lei addosso a me...
Beh, lasciamo perdere l'amica svizzera, per il momento, prima voglio capire bene le sue intenzioni, ora mettiamoci in moto per organizzare il viaggio a Roma, domani la chiamo per sapere se domenica prossima è libera.
CAPUT MUNDI

E anche questa è fatta, ma cosa hai capito, dicevo della gita a Roma, due giorni fantastici, quel sabato mattina presto, quando siamo andati a prenderla vicino alla sua abitazione, Lei mi era sembrata triste, quando è salita in auto mi aspettavo che ci desse  un bacio, invece ci ha detto solo ciao e la sua mano si è appoggiata sulla mia gamba, come a cercare un po di calore, io le ho appoggiato la mia sopra e l’ho stretta.

 Siamo partiti così, mano nella mano, anche grazie al cambio automatico della mia auto e, strada facendo si è aperta un po’, mi ha raccontato la sua storia, era venuta nella mia città, ospite della sorella, per prendersi una pausa di riflessione, la sua vita sentimentale era a rotoli, aveva scoperto che il suo compagno la tradiva con un’altra, non le era bastato che lui le avesse promesso che amava solo Lei, che avrebbe lasciato l’amante, le aveva anche detto di farlo per il figlio quindicenne, di non abbandonarlo. Ma Lei era scappata da sua sorella, un mese di riflessione le avrebbe fatto bene.

 Così avevo capito come mai la parola “amici lo stesso”, in auto, da come mi guardava con quei suoi occhioni azzurri, capivo che non le ero indifferente, ma ero senz'altro stato un diversivo, un modo di vendicarsi del torto subito.

 Dopo qualche ora di viaggio arriviamo a Roma, mi dirigo al Jolly Hotel Leonardo da Vinci, ci ero già stato, ma si, non ti ricordi quel meeting aziendale, dopo da lì prendiamo i mezzi pubblici. Avevamo preso una camera e, quella volta non mi ero fatto scrupoli nel chiedere una matrimoniale e Lei non si era opposta.

 A questo punto “Lui”, cioè tu, il mio cervello, vai subito in tilt, entrando in camera già ti eri dimenticato della storia di Lei, io non ti do torto, era così bella che ogni volta che incrociavo il suo sguardo, il cuore sembrava dovesse esplodere dalla gioia, Lei si era seduta sul letto, aveva alzato in alto le mani, come per rilassarsi del viaggio, la sua camicetta si era alzata, mettendo in mostra parte del suo ventre vellutato, poi si era stesa di traverso del letto. A quel punto tu mi avevi spronato: dai mi dicesti, è il momento buono, Roma può attendere, io mi avvicinai a Lei, le feci una carezza sul volto invitante e…. avevi ragione, Roma ha atteso la nostra visita, io la mia opera d’arte  l’avevo lì a portata di mano, pronta per esplorarla in tutti i suoi punti più remoti.

 Dopo, mentre le davo un bacio sulla punta del suo delizioso naso, vidi una lacrima rigarle il volto: era ancora innamorata del suo uomo, di noi, spero serbi un dolce ricordo.

 Il giorno dopo, visitando le principali vestigia Romane, quando eravamo proprio nella piazzetta della Fontana di Trevi, sentii uno squillo, era il suo di cellulare, era un messaggio, Lei senza parlare, mi fece leggere, c’èra scritto: Mamma, torna a casa, ti aspettiamo.

 F.D.G   




martedì 27 ottobre 2015

mercoledì 5 agosto 2015

Terra e amuri

        TERRA E AMURI  

Su cinquant’anni ormai chi ti lassai,

povera terra mia, Sicilia bedda,

nenti mi trattiniu, mancu l’amuri

di patri e matri soru e amici cari.

L’anima libera mia unn’accitava,

usanzi vecchi, modi di pinsari,

diri sempi di si vuscienza vostra,

comu si ntesta mia nenti ci fussi.
.
Puru l’amuri ccà appi a truvari

e menu mali chi na picciuttedda

di mia si nnamurau cuntracambiata,

finu alla fini, fino alla su morte.

Du picciriddi nichi mi lassau,

ora su ranni, hanno figghi soi,

a mmia marresta sulu di pinsari

a terra mia e all’amuri persu.

venerdì 20 giugno 2014

Il mio Angelo

  IL MIO ANGELO


Lui ti volle a sé Angelo mio

niente servì per trattenerti ancora
anche l’offerta della vita mia.

Ora tu sei lì ed io vivo ancora
non mi fu dato d’ invecchiare insieme
sarebbe stato come un paradiso.

Lui non t’amava come t’amo io
noi eravamo una carne sola
e generammo si anime belle.

Ma che ci fa di Te la in paradiso
qui mi servivi come l’aria pura
per respirare appieno i miei polmoni.

Continua si a battere il mio cuore
ma è a Te che pensa il mio cervello
giunga il momento di vederti ancora.

sabato 19 aprile 2014

SOGNI DI BAMBINO

Di visitare il mondo era il mio sogno
vedere terre mari e nuova gente
in tutti i continenti della terra
dove natura ha avuto fantasia

Con gli occhi in su vedevo da bambino
le prime scie dei Jet solcare il cielo.
Quella va ad oriente, dove sorge il sole
e già vedevo Geishe e Samurai.

Quella va verso nord, dove regna il gelo
dove i ghiacciai la fanno da padroni
vivon le Renne gli Orsi e gli Esquimesi
e dove il sole sorge a mezzanotte.

Un’altra andava verso il caldo sud
e già vedevo il Nilo e le sue valli
uomini nudi con le lance in mano
cacciar leoni bufali e gazzelle.

Quella va ad occidente, verso il nuovo mondo
pieno di praterie e indiani coraggiosi
cacciar bisonti e scalpi di nemici
sempre a difesa della loro terra.

Ora che il mondo quasi tutto ho visto
usando aerei navi treni e muli
mi ci vorrebbe quasi un’altra vita
per poter ancora tutto ricordare.